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Tra gennaio e aprile del 2012 il fotografo italiano Alessio Romenzi è riuscito con l’aiuto di alcuni contrabbandieri a entrare più volte in Siria.In particolare è stato a Homs, Al Qusayr e Idilib, dove ci sono stati gli scontri più violenti tra i ribelli dell’Esercito siriano libero (Els) ed esercito regolare.In particolare è stato a Homs, Al Qusayr e Idilib, dove ci sono stati gli scontri più violenti tra i ribelli dell’Esercito siriano libero (Els) ed esercito regolare. (fonte: Internazionale)

Alla fine, notte tranquilla, a parte raffiche di kalashnikov sparate dalle postazioni intorno all'ospedale, in aria e sulle case vicine, a quanto pare, per intimidire la gente.

Mohammed non va piú a scuola da quattro mesi. Sono arrivati militari e shabbiha e hanno portato via quattro bambini. L’insegnante ha protestato ma l’hanno minacciato: «Pensa ai fatti tuoi e sta’ zitto!» Erano in molti. Mohammed non conosce i nomi dei bambini arrestati e non sa che fine abbiano fatto. Allora i bambini delle scuole uscivano a manifestare; quei quattro devono essere stati denunciati per avere partecipato.

La religione è la religione. Il pensiero è il pensiero.

Cerchiamo di stare al riparo, ma ci sono aperture ovunque, traiettorie di tiro ovunque, non hai nessuna idea di ciò che è sicuro o meno. Chiedi, e devi credere sulla parola. Tutto rimane favolosamente astratto, anche quando i tizi di fronte ti sparano addosso. È solo nel momento in cui ti prendi una pallottola, immagino, che tutto diventa di colpo e irrimediabilmente concreto. (Edith Bouvier, reporter pour Le Figaro, dans une vidéo filmée par les militants anti-Assad et postée sur YouTube)

Finalmente arriva la cena. Imad lancia uno yu yu di gioia, estrae la pistola ed esplode un colpo fuori dalla finestra urlando e ridendo. Io protesto: «Non è educato fare buchi nei muri e nelle finestre quando si è ospiti di qualcuno».

  • Giovanna Tinunin

    testo alternativo, letto solo ora: "In salotto, tra le macerie, bei mobili, divani e poltrone dorate, finto Luigi XVI".

Muhannad pensa che con l'inasprirsi della repressione è probabile che si vada verso un conflitto settario. «Il fatto che la comunità alauita appoggia inequivocabilmente il regime può portare a uno scontro confessionale. Ma è una questione che compete ai responsabili religiosi, gli shaykh. Siamo consapevoli che il regime gioca la carta dello scontro confessionale [...]»(Alawites celebrating a festival in Banyas, Syria, during WW2)

Descrizione delle torture: il primo giorno è stato seviziato per nove ore. poi di nuovo, dopo quattro giorni. È per via della rotazione degli inquisitori. È stato interrogato tre volte in dodici giorni, seviziato ogni volta. Appeso al muro per un polso, con un laccio di plastica, sulla punta dei piedi, per quattro o cinque ore: ash-shabah, un metodo particolare.

All'interno di un appartamento, su un letto con coperte e una fleboclisi, un uomo magrissimo, emaciato ma sorridente, Z. Ha perso la gamba sinistra, sotto il ginocchio. Il moncherino è ancora avvolto in un'enorme fasciatura. (Syrian singer Muhammad Ibrahim, 18, lies in a Turkish hospital, a casualty of the Syrian army shell attack on his group of anti-Assad protesters last month. Photo: AP)

La cosa straordinaria, in queste manifestazioni, è l'energia che sprigionano. [...] Il gruppo produce energia, poi ogni individuo la riassorbe. I canti, la musica e le danze servono anche a questo; non sono solo sfide e parole d'ordine: proprio come il DHIKR sufico, di cui assumono la forza, generano e captano forza. E' così che la gente continua a resistere, grazie alla gioia, al canto e alla danza.

La bellezza dello spettacolo è irreale, un panorama caotico di tetti illuminati qua e là da rare luci, arancioni nella nebbia, con minareti che svettano al di sopra, tutto intorno a noi.

Lo hanno frustato con un grosso cavo di gomma e sottoposto a scosse elettriche... Abu Ibrahim dice che gli è andata relativamente bene. In quanto infermiere ha avuto diritto a un trattamento di favore: non gli hanno spezzato le ossa... Il regime non si preoccupa dei crimini di guerra.

Abu Hamze ci mostra i video che ha realizzato di nascosto, con una penna dotata di microvideocamera infilata in tasca. Channel 4 ha realizzato un reportage con i suoi filmati. Nel reportage Abu Hamzeh, filmato da Mani, testimonia con il volto pixelato.

Ridono, una risata molto profonda, gravida di tutto ciò che sta accadendo. Un'allegra disperazione, forse.

Durante il pasto Abu Adnan ci offre del "whisky", un prodotto locale un po' sciropposo, precisando che non se ne deve parla fuori da questa stanza, e ci chiede se crediamo in Karl Marx. Lui crede in Karl Marx come altri Gesù o Maometto, o almeno così dice.

La tregua continua. Sono circa le 13.00. Forse i militari hanno deciso di mangiare prima di attaccare. Proprio mentre scrivo questa frase ricominciano gli spari in tutte le direzioni.

Al-Muthanna spiega che le biglie sono vietate perché possono essere usate come armi contro l'esercito, con una fionda. Se entrano in casa e trovano delle biglie, arrestano il padre.

prima, portare la barba era di per sé motivo di incriminazione: «Ah, sei della banda di Bin Laden». Ora arrestano uno studente: «Cosa studi?» «Letteratura francese». «Ah, allora sei della banda di Sarkozy, jamaat Sarkozy!»

L'arte di scattare buone fotografie senza mostrare nemmeno un volto (Photograph: Mani)

Come tutte le notti, lunghi sogni densi, interminabili, molto strutturati. Davanti a casa mia, la terrazza di Castellaras; il grosso vaso delle fragole è sempre lì, le annaffio ma non sono buone: sono insapori, immangiabili.

Poca gente al calare della sera. Freddo gelido. Con l'eccezione di qualche viale gli edifici si fronteggiano a pochissima distanza, a malapena passano due auto contemporaneamente, niente marciapiedi. Impressione opprimente quando ci si muove in queste strade, come in fondo a uno stretto canyon, sgusciando tra i veicoli parcheggiati, le moto e le persone.

Abderrazak Tlass smentisce la sua morte, in video.

Tlass è un lontano parente di Mustafa Tlass, onnipotente ministro della Difesa e braccio destro, per trent'anni, di Hafez al-Assad. Anche se Tlass è in pensione dal 2006, la sua famiglia allargata, presente a ogni livello dell'esercito, rimane uno dei più potenti clan del Paese, e la defezione di uno dei suoi membri rappresenta una frattura importante per il regime. La rete televisiva Dunya ha annunciato la morte di Abderrazzak Tlass il 9 febbraio, ma l'Esl non l'ha mai confermata.

Abderrazzak Tlass, dirigente del Consiglio militare di Baba Amr. Un giovane barbuto, in tuta. [...] Non vuole rilasciare interviste, per principio: bastano i loro giornalisti. [...] Tlass: «La fase in cui facevamo vedere le cose è chiusa. Se dopo dodici mesi i vostri popoli non hanno capito, non vale più la pena».