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La fortuna di questa maschera napoletana, che gli studiosi di teatro considerano come una varietà meridionale del carattere di Pantalone, deriva da un caso difficilmente spiegabile: l’accento di Bisceglie, con una cantilena leggermente lamentosa, desta alle orecchie dei napoletani una irrefrenabile ilarità. Per interi secoli è bastato che sui manifesti degli spettacoli apparisse lo striscione « con Pancrazio, il Bisceqliese » per assicurare il tutto esaurito.

Meo Patacca è la maschera romana, che assieme a quella di Rugantino, rappresenta il coraggio e la spavalderia di certi tipi di Trastevere, il quartiere più popolare di Roma. Spiritoso ed insolente, Meo Patacca é il classico bullo romano, sfrontato ed attaccabrighe, esperto ed infallibile tiratore di fionda, ma in fondo, generoso e di animo aperto.

Quel carattere, sempre in età piuttosto avanzata, astuto nell’avarizia, ma stolido nella presunzione, che a Bologna si espresse nella figura del dottor Ballanzone e che a Venezia raggiunse, con Pantalone dei Bisognosi, una figura quasi d’eroe nazionale della Serenissima, ebbe una prima fugace apparizione in Italia nella maschera di Cassandro, creata nel 1580 dalla Compagnia dei Gelosi, col nome di Cassandro da Siena.

Pantalone, nata a metà del secolo XVI, quella di Pantalone é una fra le maschere più antiche della commedia dell'arte. Una maschera tipicamente veneziana e si esprime sempre nel dialetto di Venezia. Pantalone è chiamato il Magnifico ed è un ricco mercante che in passato ha accumulato una fortuna con i traffici ed il commercio e che ora con un po' più di anni addosso, amministra i suoi averi con una tale parsimonia che, qualcuno non a torto, scambia per spilorceria.

Tipo di mercante, chiamato Tabarino per via del mantello a ruota piuttosto corto, fu portato per la prima volta sui palcoscenici di Francia nel 1570 da una compagnia di comici italiani che gli affidarono le parti più disparate: domestico, padre, marito, secondo le necessità dell’intreccio.

GLI INNAMORATI

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LA GIOVANE AMOROSA Il motivo centrale di un dramma, una tragedia, una farsa, è tradizionalmente una vicenda d’amore, al punto che nel teatro...

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In origine, coi nomi di Fiore o Fiorinetta, la giovane amorosa era un tipo d’ingenua che trionfava delle avversità e delle malizie appunto in forza del proprio candore; una maggior compiutezza, che non mancò di lasciar tracce nell’avvenire del personaggio, si ebbe con Silvia, nome d’arte dell’attrice Rosa Zanetta Besozzi, giunta a Parigi con la sua compagnia nel 1716, e che fu interprete Insuperata del teatro di Marivaux.

Fra le maschere che ripetevano il tipo del Capitano burbanzoso e millantatore, e che divennero popolarissime nel teatro europeo del primo Seicento, quando il continente era percorso dalle soldatesche spagnole, Spezzaferro incontrò soprattutto il gusto dei francesi, per la sua comicità venata di tristezza. Lo presentò per la prima volta a Parigi l’italiano Giuseppe Bianchi, giunto nel 1639 con una compagnia di comici improvvisatori.

Il Capitano

Valletto cinico e intrigante, disposto a ogni sotterfugio e a ogni commercio, che si ritrova nel teatro medioevale, e che i comici italiani tradussero in Francia, ospiti della Corte, nella maschera di Mezzetino, nome col quale solevano indicare i loro colleghi di scarsa statura (Mezzetino, cioè mezza misura).

Stenterello, spirito mordace e arguto tipico dei toscani, è la maschera fiorentina per antonomasia. Nasce nel Settecento al Teatro dei Fiorentini a Napoli, per opera di Luigi Del Buono, ex orologiaio datosi all'opera istrionica, che colpito dal successo di Pulcinella sul pubblico partenopeo volle creare un personaggio che incarnasse le caratteristiche di Firenze.

Ai primi deI ‘500 si incontra a Padova nel teatro del Ruzante (1502-1542) il personaggio di Domenico, detto familiarmente Menego, tipo di contadino ingenuo e poltrone. La sua figura, soprattutto col diminutivo di Meneghino, andrà col tempo evolvendosi, fino ad assomigliare a quella del toscano Stenterello: lo stesso incontro d’ingenuità e d’astuzia, la stessa inclinazione agli amori facili e alla buona mensa, una analoga popolarità presso i rispettivi pubblici.

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Dall’antico carattere del Pagliaccio, frequente nelle recite a soggetto che i comici italiani, abilissimi improvvisatori, importarono in Francia, nacque nel teatro parigino dei Funamboli, ai primi dell’ 800, il tipo del moderno Pierrot.

Il Siciliano Peppe Nappa, maschera di un Pierrot esile, delicato, con un costume azzurro pallido, che sembra uscito da un quadro di Watteau. Il carattere del Pagliaccio, i cui primi lineamenti già si potrebbero rilevare nelle figure di Bertoldo. Bertoldino e Cacasenno, i protagonisti del famoso libretto di Giulio Cesare Croce, dai quali trassero motivi la maschera di Pierrot in Francia e il clown da circo in Inghilterra.

By Gino Boccasile (1901-1952), Teatro di Venezia. (I)

Scaramouche Da un personaggio napoletano chiamato Scaramuccia, cioè piccola battaglia, pauroso e millantatore, l’ultimo e il più comico della serie dei Capitani, i comici italiani avvicendatisi alla corte di Francia derivarono la figura di Scaramouche, sedicente signore di contrade mai esistite sulla carta geografica, nobile non meno di Carlo Magno e ricco almeno quanto un suo bisavolo di nome Creso, ladro, poltrone, furfante, amico e rivale di Pulcinella in una gara di frottole e di ribalde...

Mask from Japanese Noh Theater