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Più che semplici amici, Saifur e Shamsur, 11 e 13 anni, sono fratelli: nati e cresciuti in un villaggio di rifugiati afghani in Pakistan, oggi stanno per tornare nel loro paese d’origine, che non hanno ancora conosciuto. Sperano di trovare belle città, con tanti giardini e senza guerra: un posto dove poter realizzare i propri sogni.

Più che semplici amici, Saifur e Shamsur, 11 e 13 anni, sono fratelli: nati e cresciuti in un villaggio di rifugiati afghani in Pakistan, oggi stanno per tornare nel loro paese d’origine, che non hanno ancora conosciuto. Sperano di trovare belle città, con tanti giardini e senza guerra: un posto dove poter realizzare i propri sogni.

Esther, 17 anni, è fuggita dalla guerra in Sud Sudan e vive nel campo rifugiati di Kakuma, in Kenia, dal 2009. Nessuno pensava che lei, figlia di un’analfabeta, potesse essere brava a scuola. Ma la sua determinazione le ha permesso di entrare nella scuola più moderna del campo, dove sta ricevendo un’istruzione di qualità. Sente la mancanza del suo paese d’origine e spera un giorno di tornare lì da neurochirurgo, pronta a fare la differenza per la popolazione.

Pursuing her goal to become the first female neurosurgeon in South Sudan, Esther has focused her mind on study in Kenya’s Kakuma camp.

“L’allattamento crea un legame fortissima tra una mamma e il suo bambino, ed è importante per la salute del bambino”.  Habiba ha 10 figli e 5 nipoti, e ha messo la sua esperienza al servizio della comunità nel campo rifugiati di Dadaab, in Kenya. È coordinatrice di un gruppo di supporto per madri rifugiate ed è impegnata a promuovere l’allattamento al seno tra le neo-mamme.

“L’allattamento crea un legame fortissima tra una mamma e il suo bambino, ed è importante per la salute del bambino”. Habiba ha 10 figli e 5 nipoti, e ha messo la sua esperienza al servizio della comunità nel campo rifugiati di Dadaab, in Kenya. È coordinatrice di un gruppo di supporto per madri rifugiate ed è impegnata a promuovere l’allattamento al seno tra le neo-mamme.

"Quando sono arrivata al campo non avevo soldi per mantenere la mia famiglia.Ho cercato lavoro ma nessuno poteva aiutarmi,ecco perché ho creato il mio piccolo ristorante!".Masika è fuggita dalla RDC dopo che suo marito era stato ucciso.Ha iniziato a vendere parte della sua razione di grano per comprare carne e verdure da cucinare.Quello che vedete nella foto è il suo ristorante,in cui ogni giorno prepara pietanze che poi rivende al mercato locale e all’interno del campo!

"Quando sono arrivata al campo non avevo soldi per mantenere la mia famiglia.Ho cercato lavoro ma nessuno poteva aiutarmi,ecco perché ho creato il mio piccolo ristorante!".Masika è fuggita dalla RDC dopo che suo marito era stato ucciso.Ha iniziato a vendere parte della sua razione di grano per comprare carne e verdure da cucinare.Quello che vedete nella foto è il suo ristorante,in cui ogni giorno prepara pietanze che poi rivende al mercato locale e all’interno del campo!

"All'inizio non riuscivo a dormire a causa del dolore.Ora non riesco a dormire per lo shock". Asam,17enne del Kurdistan iracheno,pensava di aver perso tutto quando la sua famiglia è dovuta fuggire dalla propria casa. Ma solo pochi mesi dopo aver trovato un nuovo posto in cui vivere,ha messo un piede su una mina mentre correva per recuperare un pallone.Le ferite fisiche stanno guarendo bene,ma Asam non è più la persona di una volta.Ha disturbi del sonno e quasi ogni notte si sveglia urlando.

"All'inizio non riuscivo a dormire a causa del dolore.Ora non riesco a dormire per lo shock". Asam,17enne del Kurdistan iracheno,pensava di aver perso tutto quando la sua famiglia è dovuta fuggire dalla propria casa. Ma solo pochi mesi dopo aver trovato un nuovo posto in cui vivere,ha messo un piede su una mina mentre correva per recuperare un pallone.Le ferite fisiche stanno guarendo bene,ma Asam non è più la persona di una volta.Ha disturbi del sonno e quasi ogni notte si sveglia urlando.

Cresciuti nello stesso quartiere della città di Dara’a,in Siria,Minear e Khoula non si erano mai incontrati.Quando hanno iniziato a scriversi su whatsapp lei era ancora in Siria,mentre lui era già fuggito in Giordania.Non sapevano se sarebbero mai riusciti a stare insieme,ma quando finalmente lei è arrivata in Giordania,si sono innamorati e sposati.Oggi aspettano un bambino,che purtroppo nascerà lontano dal loro paese, quella Siria che dopo quattro anni continua a essere dilaniata dalla…

Minear (left) and Khoula (right) are together at last in Irbid, Jordan.

Afsar,sua moglie e le sue figlie sono fuggiti dall’Afghanistan e hanno intrapreso un pericoloso viaggio durato tre mesi e costato i risparmi di una vita.InUngheria non hanno trovato una situazione facile,e dopo giorni che mangiavano solo pane e acqua hanno finalmente ricevuto un pasto caldo da “Food Not Bombs”,un gruppo di giovani volontari che cucinano e distribuiscono cibo ai rifugiati.

Afsar,sua moglie e le sue figlie sono fuggiti dall’Afghanistan e hanno intrapreso un pericoloso viaggio durato tre mesi e costato i risparmi di una vita.InUngheria non hanno trovato una situazione facile,e dopo giorni che mangiavano solo pane e acqua hanno finalmente ricevuto un pasto caldo da “Food Not Bombs”,un gruppo di giovani volontari che cucinano e distribuiscono cibo ai rifugiati.

“Non potevamo restare a guardare queste famiglie soffrire. Vorremmo far capire alla gente che non è così difficile aiutarle”.  Judit è una dei volontari di “Food Not Bombs”, un gruppo di giovani ungheresi che ha deciso di aiutare i rifugiati, cucinando e distribuendo cibo alle famiglie in difficoltà. Un bellissimo esempio di civiltà da parte dei cittadini di un paese che diventa ogni giorno più ostile nei confronti di chi fugge da guerre e persecuzioni.

“Non potevamo restare a guardare queste famiglie soffrire. Vorremmo far capire alla gente che non è così difficile aiutarle”. Judit è una dei volontari di “Food Not Bombs”, un gruppo di giovani ungheresi che ha deciso di aiutare i rifugiati, cucinando e distribuendo cibo alle famiglie in difficoltà. Un bellissimo esempio di civiltà da parte dei cittadini di un paese che diventa ogni giorno più ostile nei confronti di chi fugge da guerre e persecuzioni.

“Le luci solari hanno avuto un impatto enorme sulla nostra comunità: abbiamo più libertà di movimento, il campo è diventato più sicuro. I bambini possono studiare la sera e le persone posso uscire per andare al mercato anche quando è buio”.   Abdullahi, 33 anni, è un rifugiato somalo in Etiopia dal 2009. La cosa più difficile da accettare per lui era non essere indipendente, non poter provvedere da solo alla sua famiglia. Perciò quando l’UNHCR ha organizzato un corso per imparare a costruire…

How I began manufacturing solar lights for my community - UNHCR Innovation